L'ippoterapia, o equitazione a scopo terapeutico, ha origine empiriche
antiche perché il cavallo, con le sue straordinarie doti di
sensibilità, di adattamento, di intelligenza è ritenuto, da sempre, e
non a torto, "straordinaria medicina".
L’uso dell’equitazione a
scopo terapeutico ha avuto inizio già nell’opera di Ippocrate di Coo
(460-370 a.C.), che consigliava lunghe cavalcate per combattere l'ansia
e l'insonnia. Una prima documentazione scientifica sull'argomento la
dobbiamo al medico Giuseppe Benvenuti (1759).
Alla fine della
prima guerra mondiale il cavallo è entrato nei programmi di
riabilitazione, inizialmente in Scandinavia e in Inghilterra, poi in
numerosi altri paesi.
L' ippoterapia, detta Terapia con il Mezzo
del Cavallo (TMC), è stata introdotta in Italia nel 1975 dalla
dottoressa belga Danièle Nicolas Citterio che ha contribuito all’uso
terapeutico del cavallo attraverso anche l’opera dell’Associazione
Nazionale Italiana per la Riabilitazione Equestre (ANIRE).
L’ippoterapia agisce grazie all’interazione uomo-cavallo a livello neuro-motorio e a livello neuro-psicologico.
L’International
Therapeutic Riding Congress di Amburgo del 1982 ha definito tre diverse
fasi o metodologie d’intervento terapeutico all’interno della
riabilitazione equestre:
- Ippoterapia propriamente detta
costituisce
l’approccio iniziale al cavallo e al suo ambiente, si svolge quindi
prima a terra e successivamente sull’animale accompagnato da un
istruttore. E' riservata dunque a disabili incapaci di mantenere la
posizione in sella e di condurre il cavallo in modo autonomo.
- Rieducazione equestre
vede
il cavaliere impegnato nella conduzione attiva del cavallo, sotto il
controllo del terapista, e mira a raggiungere quegli obiettivi
tecnico-riabilitativi specifici secondo il programma terapeutico
prestabilito per quel paziente.
- Equitazione sportiva per disabili
rappresenta
il raggiungimento di una notevole autonomia del soggetto, con
possibilità di svolgere normale attività di scuderia e di equitazione,
a volte agonistica.
Perché la terapia a cavallo funziona così bene?
- perché
il cavallo si muove alle varie andature con movimenti ritmici e per
questo prevedibili, ai quali perciò è più facile adattarsi con i
movimenti del corpo
- perché il cavallo è estremamente
sensibile al linguaggio del corpo inteso come gestualità e, essendo un
animale altamente sociale, è comunque molto recettivo verso tutti i
tipi di comunicazione
- perché per andare a cavallo,
alle varie andature, si impegnano numerosi gruppi muscolari e si
coinvolgono vari campi della psicofisiologia e della psicomotricità
- perché
in grado di generare sentimenti ed emozioni intense; è ormai
riconosciuto il valore del coinvolgimento emotivo nel processo di
apprendimento
- perché le stimolazioni visuo-spaziali
fornite dal particolare ambiente del maneggio con variazioni cromatiche
e di luminosità in relazione anche con il movimento del cavallo
sollecitano un’attenzione visiva finalizzata, facilitando così
l’acquisizione della dimensione dello spazio
- perché gli ambienti dove vivono i cavalli hanno rumori ed odori caratteristici e per questo molto evocativi
- perché
si ottiene una stimolazione tattile intensa tramite il contatto con un
animale di grandi dimensioni, che aiuta la presa di coscienza e la
conoscenza di sé e del proprio corpo
- perchè il
cavallo è un essere che esprime emozioni proprie come la paura in cui
ci si può riconoscere e dove si può assumere un ruolo rassicurante;
allo stesso tempo, montare a cavallo, cioè su un animale grande e
potente, offre sensazioni di protezione, di autostima e fiducia in se
stessi
- perché possiede tutte le qualità - calore,
morbidezza, odore, movimenti regolari, grandi occhi con sguardo intenso
- necessarie a stimolare il processo di attaccamento fondamentale per
lo sviluppo dell’essere umano
- perché andare a cavallo
permette di stabilire contatti fisici e permette anche di essere
gratificati, sia dall’offrire cure, carezze e massaggi, sia dal
ricevere come risposta ai nostri comportamenti manifestazioni
di gratificazione da parte dell’animale.